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L’AQUILA. Difendere un imputato non significa condividerne le colpe. Eppure, in un clima carcerario sempre più rigido, anche un semplice saluto può trasformarsi in oggetto di segnalazione.
A denunciarlo è la Camera Penale “E. Lopardi jr” dell’Aquila, intervenuta in difesa di due avvocate penaliste, Barbara Amicarella e Piera Farina, destinatarie di rilievi trasmessi all’Ordine degli Avvocati dalle direzioni degli istituti penitenziari di Sassari e Milano-Opera.
Secondo quanto riportato, le segnalazioni riguarderebbero presunti saluti “non consoni ai ruoli” rivolti ai rispettivi assistiti – entrambi detenuti sottoposti al regime del 41 bis – al termine dei colloqui in carcere. Un’accusa giudicata infondata e grave dalla Camera Penale, che parla di un ulteriore attacco al diritto di difesa.
«Tali rilievi – scrive il Consiglio Direttivo – arrivano a sindacare perfino la sfera dei rapporti professionali e personali tra difensore e assistito, minando alla base la fiducia su cui si fonda l’esercizio della difesa penale».
Nel caso dell’avvocata Amicarella, i penalisti sottolineano come il procedimento sia già stato archiviato, con relativa notifica al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Tuttavia, nonostante ciò, continuano a emergere segnalazioni analoghe.
La denuncia si inserisce in un contesto più ampio e allarmante. «Siamo costretti, con rammarico, a constatare il progressivo processo di disumanizzazione del carcere – prosegue la nota – e il tentativo di svilire la dignità del detenuto, sia esso condannato o in attesa di giudizio. A ogni persona deve comunque essere riconosciuto il rispetto che si deve a ogni essere umano».
La Camera Penale dell’Aquila richiama anche il comunicato dell’Unione delle Camere Penali Italiane (UCPI) del 22 giugno, “pienamente condiviso”, che ribadisce la necessità di distinguere in modo netto tra il ruolo dell’avvocato e la figura del detenuto assistito. Un confine che, secondo i penalisti, «certe logiche di controllo stanno pericolosamente annullando».
Da qui l’appello finale: «Chiediamo alle autorità competenti di intervenire con urgenza per arrestare questa deriva, che da troppo tempo investe l’intero sistema carcerario».