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Un’impresa simbolica, difficile, epica per ogni amante del nuoto in acque libere. Domenica Canna, 52 anni, psicologa originaria dell’Aquila, ha completato una delle traversate più famose e temute al mondo: dalla leggendaria prigione di Alcatraz fino alle coste di San Francisco. Circa tre chilometri in mare aperto, affrontati con tenacia nonostante le difficili condizioni.

“Una corrente contraria fino all’ultimo metro, acqua gelida intorno ai 16 gradi, jet lag e un cielo plumbeo sulla baia. Sembrava di stare in una lavatrice impazzita”, ha raccontato sui social, ancora scossa ma profondamente orgogliosa.

La sua è una storia che parte da molto lontano, fatta di ostacoli superati con determinazione. Nel 2009, l’anno del terremoto dell’Aquila, Domenica fu costretta a fermarsi per affrontare un tumore. “Un carcinoma che, se non diagnosticato in tempo, sarebbe stato pericoloso”, ricorda. Venne seguita dal senologo Alberto Bafile, con il supporto a distanza del professor Umberto Veronesi e dell’associazione “L’Aquila per la Vita”. Poi un aneurisma e un altro intervento complesso. Ma la voglia di vivere e la passione per lo sport non l’hanno mai abbandonata.

“Convivere con la paura non è facile – ammette – ma ho imparato a non dare nulla per scontato. Coltivo le mie passioni, prima fra tutte il nuoto”. La scorsa estate ha attraversato lo Stretto di Messina in un’ora e sedici minuti: “Non cercavo il tempo, ma la resistenza. Era la mia prima vera prova in mare aperto”.

Nel 2023 ha raggiunto anche il campo base dell’Everest, a 5.364 metri, portando con sé un cartello con scritto “Coppito (L’Aquila) c’è”: un omaggio alle sue radici. Ha poi scalato la Guglia di Cala Goloritzé, in Sardegna, in ricordo dell’amico e guida Emilio Ciammetti, scomparso tragicamente in montagna.

“Quando sono arrivata a San Francisco – scrive ancora – ho pensato a Frank Morris e ai fratelli Anglin: la loro fuga da Alcatraz mi ha sempre affascinata. In quel momento, mi è sembrato che anche loro, in qualche modo, ce l’avessero fatta. E, nel mio piccolo, anch’io”.
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