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L’AQUILA. A nove mesi dal trasferimento della U.O.S.D. di Riabilitazione Territoriale dall’ex ospedale di Collemaggio al container G8 presso il San Salvatore, la situazione resta invariata. Un trasferimento avvenuto lo scorso novembre in modo definito da molti “frettoloso” e che continua a generare forti polemiche per le condizioni giudicate inaccettabili da pazienti, familiari e operatori sanitari.
A riaccendere i riflettori è la consigliera comunale Simona Giannangeli, capogruppo della lista civica L’Aquila Coraggiosa, che torna sull’argomento con un duro comunicato: "La Riabilitazione Territoriale è ancora ospitata in un modulo prefabbricato di plastica, vecchio di sedici anni, privo delle minime condizioni di sicurezza e dignità. È uno spazio indegno per chi ci lavora e per chi vi si reca in cura, spesso bambini già provati da percorsi terapeutici difficili".
La situazione era già stata oggetto di un sopralluogo, pochi giorni dopo il trasferimento, al quale avevano preso parte anche il consigliere regionale Pietrucci. In quell’occasione erano emerse criticità gravi: pavimentazione rialzata e pericolosa, assenza di parcheggi, accesso con rampa a forte pendenza, sala d’attesa angusta e senza aerazione. “Un luogo – sottolinea Giannangeli – del tutto inadeguato per la riabilitazione, specialmente per l’età pediatrica, dove il legame tra ospedale e terapia è già di per sé traumatico”.
Due sedute della III Commissione consiliare, convocate su iniziativa della stessa consigliera, avevano raccolto testimonianze significative da parte di medici, personale sanitario e famiglie. Anche l’assessore regionale alla sanità Nicoletta Verì e i vertici della Asl1, presenti in commissione, avevano riconosciuto la necessità di un trasferimento in una sede più idonea. Tuttavia, da allora nessun intervento concreto è stato effettuato. Oggi, con l’arrivo del caldo estivo, la situazione è ulteriormente peggiorata: “Quel container è diventato un forno”, denuncia Giannangeli.
Una nuova riunione della Commissione è stata fissata per giovedì 19 giugno alle ore 11, a Palazzo Margherita. “Continuerò a battermi – promette la consigliera – finché questa delicatissima Unità Operativa non avrà la sede dignitosa che merita”.
Secondo Giannangeli, il caso della Riabilitazione Territoriale rappresenta un tassello di una crisi più profonda, che coinvolge l’intero sistema sanitario locale. “La sanità aquilana – afferma – è ormai sull’orlo del collasso, vittima di una gestione aziendale opaca e priva di visione”.
Nel mirino della consigliera anche il recente atto aziendale della Asl1, redatto in tempi record – tra il 12 e il 13 giugno – nel tentativo di scongiurare il commissariamento. “Un documento senza alcuna visione strategica, privo di relazione tecnica, figlio di un’impostazione burocratica che ignora completamente il concetto di cura”, commenta Giannangeli. “Un ulteriore segnale del disinteresse verso la sanità pubblica”.
Resta intanto senza risposta una serie di interrogativi fondamentali: chi ha autorizzato una sistemazione così precaria? Perché nessun organismo di controllo è intervenuto? E, soprattutto, quale futuro attende la sanità pubblica nel territorio aquilano?