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L’AQUILA. Due fratelli di origine kosovara sono stati arrestati all’Aquila con l’accusa di spaccio di sostanze stupefacenti. I due, entrambi incensurati, si trovavano in città – secondo quanto dichiarato – per motivi turistici e alloggiavano in un B&B del centro storico. Sono stati individuati dai Carabinieri, che li hanno fermati proprio mentre tentavano di disfarsi della droga ingerendola.
Nel corso della perquisizione presso l’appartamento in affitto, i militari hanno rinvenuto un’ingente quantità di dispositivi elettronici: smartphone, tablet e computer portatili. Secondo le indagini, il materiale veniva ceduto dagli acquirenti come forma di pagamento della cocaina in assenza di denaro contante.
Oltre alla tecnologia, è stata sequestrata anche una somma di denaro ritenuta provento dell’attività di spaccio. I due fratelli sono comparsi davanti al giudice per l’udienza di convalida dell’arresto. Assistiti dall’avvocato Gaetano Petrilli del Foro dell’Aquila, hanno patteggiato una pena di un anno di reclusione ciascuno e sono stati rimessi in libertà.
Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Ugo Timpano, proseguono: gli inquirenti stanno analizzando i dispositivi sequestrati per verificare eventuali legami con una rete di spaccio più ampia e per approfondire la posizione dei due indagati, che avrebbero venduto droga anche a minorenni.
Nel corso della perquisizione presso l’appartamento in affitto, i militari hanno rinvenuto un’ingente quantità di dispositivi elettronici: smartphone, tablet e computer portatili. Secondo le indagini, il materiale veniva ceduto dagli acquirenti come forma di pagamento della cocaina in assenza di denaro contante.
Oltre alla tecnologia, è stata sequestrata anche una somma di denaro ritenuta provento dell’attività di spaccio. I due fratelli sono comparsi davanti al giudice per l’udienza di convalida dell’arresto. Assistiti dall’avvocato Gaetano Petrilli del Foro dell’Aquila, hanno patteggiato una pena di un anno di reclusione ciascuno e sono stati rimessi in libertà.
Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Ugo Timpano, proseguono: gli inquirenti stanno analizzando i dispositivi sequestrati per verificare eventuali legami con una rete di spaccio più ampia e per approfondire la posizione dei due indagati, che avrebbero venduto droga anche a minorenni.