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L’Intersindacale Sanitaria Abruzzese – che riunisce le sigle Anpo, Aupi, Cipe, Cisl-Medici, Fials, Fismu, Nursind, Nursing-Up, SimeT, Simpef, Sinafo e Snr – annuncia lo stato di agitazione dei professionisti, sia dipendenti che convenzionati, del Servizio Sanitario Regionale.

"La totale indifferenza mostrata negli ultimi mesi dall’amministrazione regionale – dichiarano i rappresentanti sindacali – ci costringe a intraprendere azioni di mobilitazione".

L’obiettivo è ottenere la convocazione urgente di un incontro con la Regione, per avviare un confronto strutturato sulle gravi criticità che affliggono l’assistenza sanitaria, sia ospedaliera che territoriale.

Al centro delle preoccupazioni sindacali, il crescente debito sanitario regionale, che secondo stime riportate dalla stampa varierebbe tra i 113 e i 200 milioni di euro. Una situazione che ha già comportato, affermano le sigle, la riduzione di alcuni capitoli di spesa nel bilancio regionale.

I sindacati denunciano anche il blocco delle assunzioni di personale amministrativo e la prosecuzione degli incarichi per numerosi operatori socio-sanitari reclutati tramite agenzie interinali. A questo si aggiungerebbero il congelamento di alcuni aumenti contrattuali nazionali previsti per medici e infermieri, oltre a problematiche strutturali quali le lunghe liste d’attesa per visite specialistiche ed esami diagnostici, il sovraffollamento dei Pronto Soccorso e l’insufficienza dell’assistenza territoriale, aggravata dalla carenza di medici di base e pediatri di libera scelta.

Non meno allarmanti, secondo l’Intersindacale, sono le modalità disomogenee con cui vengono applicati alcuni provvedimenti regionali, che creano confusione nella governance sanitaria periferica. Tra le criticità segnalate: criteri poco trasparenti nella nomina dei responsabili dei Dipartimenti medici e chirurgici e carenze croniche di personale socio-sanitario nelle unità operative ospedaliere.

I sindacati chiedono risposte immediate, con l’avvio di un confronto concreto e risolutivo: "Non è più il tempo dell’attesa – concludono – ma della responsabilità".
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