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Quello che doveva essere l’ennesimo colpo facile si è trasformato in un boomerang per due giovanissimi truffatori campani. L’obiettivo era una donna di 80 anni, da convincere a consegnare una grossa somma di denaro con il classico raggiro del “finto incidente al figlio”. Ma la vittima, già passata attraverso un’esperienza simile, ha deciso di cambiare le carte in tavola.
La telefonata è arrivata in mattinata: voce maschile, tono concitato, e la solita storia — il figlio coinvolto in un incidente, il rischio di arresto, la “cauzione” urgente di 7.500 euro. L’anziana ha finto di credere alla messinscena e ha avvisato subito il vero protagonista della trappola: suo figlio, Cristian Carrozza, colonnello dei carabinieri.
Pochi minuti dopo, i due sedicenti “incaricati” si sono presentati davanti all’abitazione in via Barbato. L’anziana, con voce pacata, ha spiegato che in casa aveva addirittura 8.000 euro destinati a lavori di ristrutturazione: “Salga pure a prenderli”. Il più giovane ha accettato e varcato la soglia, mentre il complice restava di guardia.
La finta consegna è però durata un attimo: il colonnello si è qualificato, e i due ragazzi hanno perso il controllo. Uno ha spintonato la donna colpendola al petto, aggredendo poi il colonnello con calci, pugni e persino un morso a un dito (che ha richiesto quattro punti di sutura). L’altro, intuito il fallimento, ha tentato la fuga.
La reazione è stata fulminea: il primo giovane è stato bloccato tra Vescovado e centro storico grazie all’intervento congiunto di carabinieri e polizia; il secondo è stato rintracciato poco dopo alla stazione ferroviaria, mentre chiedeva informazioni per un treno diretto a Napoli. A riconoscerlo è stato un carabiniere libero dal servizio, che lo ha seguito fino all’arrivo dei colleghi.
L’episodio si inserisce in una settimana ad alta tensione per Sulmona, segnata da episodi di microcriminalità, danneggiamenti e spari contro edifici. La Prefettura ha già disposto un potenziamento dei controlli: sei posti di blocco, quasi cento persone identificate, oltre cinquanta veicoli verificati, sanzioni e denunce per droga.
La truffa, questa volta, non solo non è andata a segno, ma ha messo in evidenza come prontezza, sangue freddo e collaborazione con le forze dell’ordine possano trasformare una vittima in un’arma contro i malviventi.
La telefonata è arrivata in mattinata: voce maschile, tono concitato, e la solita storia — il figlio coinvolto in un incidente, il rischio di arresto, la “cauzione” urgente di 7.500 euro. L’anziana ha finto di credere alla messinscena e ha avvisato subito il vero protagonista della trappola: suo figlio, Cristian Carrozza, colonnello dei carabinieri.
Pochi minuti dopo, i due sedicenti “incaricati” si sono presentati davanti all’abitazione in via Barbato. L’anziana, con voce pacata, ha spiegato che in casa aveva addirittura 8.000 euro destinati a lavori di ristrutturazione: “Salga pure a prenderli”. Il più giovane ha accettato e varcato la soglia, mentre il complice restava di guardia.
La finta consegna è però durata un attimo: il colonnello si è qualificato, e i due ragazzi hanno perso il controllo. Uno ha spintonato la donna colpendola al petto, aggredendo poi il colonnello con calci, pugni e persino un morso a un dito (che ha richiesto quattro punti di sutura). L’altro, intuito il fallimento, ha tentato la fuga.
La reazione è stata fulminea: il primo giovane è stato bloccato tra Vescovado e centro storico grazie all’intervento congiunto di carabinieri e polizia; il secondo è stato rintracciato poco dopo alla stazione ferroviaria, mentre chiedeva informazioni per un treno diretto a Napoli. A riconoscerlo è stato un carabiniere libero dal servizio, che lo ha seguito fino all’arrivo dei colleghi.
L’episodio si inserisce in una settimana ad alta tensione per Sulmona, segnata da episodi di microcriminalità, danneggiamenti e spari contro edifici. La Prefettura ha già disposto un potenziamento dei controlli: sei posti di blocco, quasi cento persone identificate, oltre cinquanta veicoli verificati, sanzioni e denunce per droga.
La truffa, questa volta, non solo non è andata a segno, ma ha messo in evidenza come prontezza, sangue freddo e collaborazione con le forze dell’ordine possano trasformare una vittima in un’arma contro i malviventi.