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CASTELVECCHIO SUBEQUO – Bancarotta fraudolenta per oltre un milione di euro. È questa l’accusa che ha portato agli arresti domiciliari Gabriele Arrotino, imprenditore originario di Castelvecchio Subequo, e Luigi Ammendola, residente a Torre del Greco. La misura cautelare, disposta dal gip Maria Carla Sacco, arriva al termine dell’interrogatorio di garanzia svoltosi lunedì scorso.

Il pubblico ministero Fabiana Rapino aveva chiesto la custodia cautelare in carcere, ma il giudice, pur riconoscendo “gravi indizi di colpevolezza” a carico dei due – il primo socio, l’altro amministratore della Maira srl – ha ritenuto più adeguata, ai fini cautelari, la misura degli arresti domiciliari. I provvedimenti sono stati notificati ieri dai finanzieri, che conducono l’inchiesta.

Al centro delle indagini la Maira srl, società con sede a Pescara attiva nel commercio di abbigliamento, fondata nel 1992 e passata sotto la gestione degli attuali indagati nel 2019. L’azienda, che nel tempo ha aperto tre punti vendita a Borgorose (RI), Scurcola Marsicana e Rocca di Mezzo, ha avuto una vita commerciale breve e travagliata, culminata con la dichiarazione di liquidazione giudiziale l’11 maggio 2023 da parte del tribunale di Pescara.

Le Fiamme Gialle, ricostruendo la storia contabile e societaria a ritroso, hanno portato alla luce un sistema di gravi irregolarità. Oltre ai due imprenditori, risultano indagate altre tre persone, presunti dipendenti assunti fittiziamente con l’unico scopo – secondo l’accusa – di percepire indebitamente l’indennità di disoccupazione.

Nella richiesta di misura cautelare, la Procura parla di una gestione aziendale del tutto irregolare, caratterizzata da:

Bilanci e dichiarazioni fiscali falsificati

Assenza di una sede operativa e di un’effettiva attività commerciale

Irregolarità nei passaggi societari e nelle registrazioni ufficiali

Divergenze significative tra dati contabili e movimenti bancari reali

Totale evasione delle imposte dovute

Secondo l’accusa, Maira srl sarebbe stata una struttura societaria artificiosa, gestita da un unico centro decisionale, creata al solo scopo di evadere il fisco e ottenere illecitamente profitti: omettendo ricavi, detraendo indebitamente l’Iva, predisponendo bilanci falsi utili a ottenere finanziamenti pubblici. Emergono anche spese per la partecipazione a fiere internazionali in Albania e Russia, usate presumibilmente come copertura.

I due imprenditori sono assistiti dagli avvocati Alberto Paolini e Vincenzo Margiotta e si dicono pronti a difendersi in tutte le sedi. Arrotino ha scelto di non rispondere all’interrogatorio, mentre Ammendola ha dichiarato di essere stato del tutto estraneo alla gestione reale della società, affermando di «non conoscere i meccanismi per amministrare un’impresa» e di essere stato «tenuto all’oscuro di tutto».

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