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Il Consiglio regionale d’Abruzzo ha bocciato una proposta di legge che mirava ad ampliare i diritti dei cittadini in condizione di estrema sofferenza. La proposta, sostenuta da una petizione con 8.119 firme, chiedeva l’introduzione del suicidio assistito in Abruzzo, ispirata alla legge nazionale e alla sentenza della Corte Costituzionale. Nonostante il sostegno delle opposizioni (PD, M5S, Azione, ecc.), la maggioranza ha respinto il provvedimento, sostenendo che la competenza spetti al Parlamento.

Luciano D’Amico, consigliere regionale dell’opposizione, ha lamentato un’occasione persa per migliorare i diritti legati alla dignità umana in Abruzzo. Ha sottolineato che, sebbene la legge nazionale consenta il rifiuto di trattamenti come la nutrizione artificiale, non permette l’accesso al suicidio assistito, lasciando le persone a soffrire inutilmente.

Il Presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, ha spiegato che la Regione non ha competenza in materia e che una legge regionale verrebbe impugnata. Per Massimo Verrecchia (Fratelli d’Italia), il Parlamento dovrà affrontare il tema, mentre Vincenzo D’Incecco (Lega) ha preferito concentrarsi sul miglioramento delle cure palliative.

Le opposizioni, tra cui il PD e il Movimento 5 Stelle, hanno accusato la maggioranza di evitare di affrontare una questione fondamentale, ritenendo che la proposta rispetti diritti costituzionali inviolabili. La battaglia per il fine vita, che ha visto il coinvolgimento di molte associazioni, continuerà anche dopo il voto contrario.

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