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L’AQUILA. Mentre Roma e il Nord Italia fanno i conti con notti tropicali, ondate di calore e piogge torrenziali concentrate in poche ore, L’Aquila si conferma una sorprendente eccezione. Secondo l’ultimo rapporto congiunto de ilMeteo.it e Corriere della Sera, il capoluogo abruzzese è la città italiana che ha subito il minore impatto climatico negli ultimi cinquant’anni.
Il dato emerge dalla seconda edizione dello studio che ha analizzato oltre 284 milioni di rilevazioni meteorologiche, raccolte tra il 1° gennaio 1975 e il 31 dicembre 2024. L’indagine ha incrociato numerosi indicatori: temperature massime, medie annuali e stagionali, intensità delle precipitazioni, giorni di caldo estremo (percezione >32°C o temperatura =35°C) e “notti tropicali”, ovvero quelle in cui la colonnina di mercurio non scende sotto i 20 gradi.
Nella classifica nazionale delle città più colpite dai cambiamenti climatici, L’Aquila si piazza al 108° posto – l’ultimo. Solo Enna e Brindisi registrano un impatto climatico comparabile. Sul fronte opposto, tra le più trasformate dal clima troviamo Roma, Cremona, Latina e Terni. Le aree del Centro Italia e della pianura padana sono tra le più esposte, mentre l’entroterra appenninico abruzzese sembra mantenere una maggiore stabilità climatica.
Ma attenzione: questo non significa che il clima aquilano sia immutato. Anche qui le temperature estive medie sono aumentate, la stagione calda si è allungata (ora dura circa 4-5 mesi) e le piogge si concentrano in episodi brevi ma intensi. Tuttavia, la variazione è stata decisamente più contenuta rispetto ad altre aree del Paese.
Un altro dato significativo riguarda le “notti tropicali”, che a L’Aquila restano un fenomeno raro, al contrario di quanto accade in molte città costiere o della pianura. Merito dell’altitudine e della posizione geografica, che garantiscono ancora una discreta escursione termica tra il giorno e la notte.
Il trend, però, è chiaro anche qui: fa più caldo, piove meno spesso ma in modo più violento, e la variabilità del clima è in aumento.
A spiegare la relativa “resilienza” climatica del capoluogo abruzzese sono diversi fattori: l’altitudine, la distanza dal mare, la minore densità urbana rispetto alle metropoli padane o tirreniche. Proprio il mare, secondo lo studio, è oggi uno dei principali amplificatori del riscaldamento: la temperatura superficiale delle acque, che in estate può toccare i 30 gradi, ha trasformato l’antico effetto mitigatore in un volano termico. A Roma, ad esempio, il celebre ponentino – la brezza che un tempo rinfrescava le serate estive – è quasi scomparso.
Il fatto che L’Aquila chiuda la classifica nazionale non è però motivo di compiacimento. Il cambiamento climatico è in atto anche qui, e gli effetti potrebbero accentuarsi nei prossimi anni. I dati più recenti già indicano un aumento dell’intensità delle precipitazioni: la quantità di pioggia che cade in poche ore cresce anche in Abruzzo. Eventi estremi come grandinate, nubifragi, supercelle temporalesche e ondate di calore secco non sono più eccezioni, ma elementi ricorrenti del nuovo clima.
In un Paese dove l’estate meteorologica si estende ormai da metà maggio a metà ottobre, anche una città storicamente fresca come L’Aquila è chiamata a ripensare le proprie strategie urbanistiche e ambientali in un’ottica di adattamento.
Per ora, però, una certezza c’è: tra tutte le città italiane, L’Aquila è quella che ha resistito meglio al cambiamento climatico. Una buona notizia, in un’Italia che sempre più spesso brucia.
Il dato emerge dalla seconda edizione dello studio che ha analizzato oltre 284 milioni di rilevazioni meteorologiche, raccolte tra il 1° gennaio 1975 e il 31 dicembre 2024. L’indagine ha incrociato numerosi indicatori: temperature massime, medie annuali e stagionali, intensità delle precipitazioni, giorni di caldo estremo (percezione >32°C o temperatura =35°C) e “notti tropicali”, ovvero quelle in cui la colonnina di mercurio non scende sotto i 20 gradi.
Nella classifica nazionale delle città più colpite dai cambiamenti climatici, L’Aquila si piazza al 108° posto – l’ultimo. Solo Enna e Brindisi registrano un impatto climatico comparabile. Sul fronte opposto, tra le più trasformate dal clima troviamo Roma, Cremona, Latina e Terni. Le aree del Centro Italia e della pianura padana sono tra le più esposte, mentre l’entroterra appenninico abruzzese sembra mantenere una maggiore stabilità climatica.
Ma attenzione: questo non significa che il clima aquilano sia immutato. Anche qui le temperature estive medie sono aumentate, la stagione calda si è allungata (ora dura circa 4-5 mesi) e le piogge si concentrano in episodi brevi ma intensi. Tuttavia, la variazione è stata decisamente più contenuta rispetto ad altre aree del Paese.
Un altro dato significativo riguarda le “notti tropicali”, che a L’Aquila restano un fenomeno raro, al contrario di quanto accade in molte città costiere o della pianura. Merito dell’altitudine e della posizione geografica, che garantiscono ancora una discreta escursione termica tra il giorno e la notte.
Il trend, però, è chiaro anche qui: fa più caldo, piove meno spesso ma in modo più violento, e la variabilità del clima è in aumento.
A spiegare la relativa “resilienza” climatica del capoluogo abruzzese sono diversi fattori: l’altitudine, la distanza dal mare, la minore densità urbana rispetto alle metropoli padane o tirreniche. Proprio il mare, secondo lo studio, è oggi uno dei principali amplificatori del riscaldamento: la temperatura superficiale delle acque, che in estate può toccare i 30 gradi, ha trasformato l’antico effetto mitigatore in un volano termico. A Roma, ad esempio, il celebre ponentino – la brezza che un tempo rinfrescava le serate estive – è quasi scomparso.
Il fatto che L’Aquila chiuda la classifica nazionale non è però motivo di compiacimento. Il cambiamento climatico è in atto anche qui, e gli effetti potrebbero accentuarsi nei prossimi anni. I dati più recenti già indicano un aumento dell’intensità delle precipitazioni: la quantità di pioggia che cade in poche ore cresce anche in Abruzzo. Eventi estremi come grandinate, nubifragi, supercelle temporalesche e ondate di calore secco non sono più eccezioni, ma elementi ricorrenti del nuovo clima.
In un Paese dove l’estate meteorologica si estende ormai da metà maggio a metà ottobre, anche una città storicamente fresca come L’Aquila è chiamata a ripensare le proprie strategie urbanistiche e ambientali in un’ottica di adattamento.
Per ora, però, una certezza c’è: tra tutte le città italiane, L’Aquila è quella che ha resistito meglio al cambiamento climatico. Una buona notizia, in un’Italia che sempre più spesso brucia.