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Un’esecuzione a sangue freddo, un solo colpo di fucile al petto sparato da distanza ravvicinata. È morto così Mohamed Kaoukeb Raji, 21 anni, di origini marocchine, da un anno residente ad Avezzano. Il suo corpo è stato ritrovato sabato pomeriggio in un campo di granturco, vicino a un canale che costeggia l’autostrada A1, tra Pieve Fissiraga e Massalengo (Lodi), in una zona nota per essere crocevia dello spaccio.
Il giovane era partito dal Marocco ancora minorenne, sbarcando a Lampedusa quattro anni fa dopo un passaggio in Libia. Si era trasferito ad Avezzano nel 2024, dove risiedeva in via Pereto, zona San Nicola, e lavorava come bracciante nel Fucino. Sette mesi fa era salito al Nord in cerca di fortuna: prima Novara, poi Varese, infine Lodi, dove viveva in un rudere abbandonato.
L’indagine, coordinata dalla Procura di Lodi, è aperta per omicidio. Nessun indagato, ma alcuni sospetti. Decisiva potrebbe essere la telefonata che un cugino della vittima, Mohamed Iaraichi – anche lui bracciante nella zona – avrebbe fatto alla madre del ragazzo per annunciare la sua morte. Da lì è scattato l’allarme tra i familiari in Abruzzo, partiti subito per il Nord alla ricerca del giovane.
Venerdì sera sono arrivati nel Lodigiano: lo zio Ikoukeb Raji Jilali, il figlio Ismail e un amico di famiglia, Charick Abdelkabir, hanno iniziato le ricerche nei pressi del casolare dove Mohamed viveva. Dopo un primo tentativo andato a vuoto, all’alba hanno contattato i carabinieri, ma – denunciano – sono rimasti soli a cercare.
Sabato pomeriggio, grazie anche all’aiuto di un agente della polizia locale, hanno scoperto il corpo del 21enne, nascosto tra la vegetazione, a circa 500 metri dalla casa. Era avvolto da una tuta nera. Accanto, solo i suoi effetti personali. L’autopsia, che si terrà all’Istituto di Medicina legale di Pavia, dovrà chiarire eventuali segni di colluttazione o tracce utili per risalire all’assassino.
La scena del crimine è stata posta sotto sequestro, ma l’arma non è stata trovata. I familiari sono assistiti dagli avvocati marsicani Mario Del Pretaro e Luca e Pasquale Motta. Le indagini sono affidate ai carabinieri di Lodi, coordinati dal maggiore Daniele Brasi. Al centro degli accertamenti anche il ruolo del cugino Mohamed Iaraichi, al momento irreperibile. È lui il primo a sapere? Ha visto qualcosa? Domande che ora attendono risposta.